Natalya Marconini Falconer
Canzàre
a cura di Irene Angenica
Natalya Marconini Falconer, Upon a single seed - A dizzy music make, 2024. Acciaio, alluminio, coprimozzi, specchietto retrovisore e sistema a molla della Fiat 500, corde di violino, pomice, puleggia in alluminio, filo, semi di finocchio, dimensioni ambientali. Ph Studio Adamson
Canzàre significa attraversare un terreno privato.
Un borgo nato da un’entropia vulcanica e generativa, fatta di cose che si disfano mentre diventano altro. Segni di vita, gesti di magia sfuggenti, riemergono dalle crepe della distruzione. Come può la materia attraversare il passato e arrivare al presente per raccontare ciò che non esiste più?
A Pofi, le fondamenta di una casa distrutta dai bombardamenti della Seconda guerra mondiale affiorano oggi come una piccola piazza, il cui perimetro conserva ancora la forma originaria dell’abitazione, tra soglie e scale riconoscibili. È da questo luogo che prende forma il progetto di Natalya Marconini Falconer, sviluppato a partire dalle suggestioni emerse durante i sopralluoghi e dalle lunghe osservazioni.
Questo spazio, sospeso tra memoria privata e uso collettivo, diventa il punto di partenza dell’intervento. L’artista ne propone una risignificazione attraverso la ripavimentazione di una porzione dell’antica casa, evocando simbolicamente un processo di ricostruzione e rinascita.
Nella nuova pavimentazione sono inseriti calchi legati alla storia locale, tra cui le frecce in selce ritrovate dai bambini nei campi negli anni Cinquanta e la vitalba, simbolo di resilienza. L’opera si configura come un omaggio alla memoria del luogo e, al tempo stesso, come un auspicio di rinascita per la comunità: un gesto che unisce passato e presente, trasformando le tracce della distruzione in una narrazione di continuità e rigenerazione.
Case che restano
16 maggio 2026
Pofi (FR)
Il workshop invita gli abitanti di Pofi a dialogare con gli studenti dell'Accademia di Belle arti di Frosinone condividendo memorie familiari e ricordi di vita quotidiana: gesti, oggetti, ricordi, sensazioni. Insieme agli studenti, queste storie diventeranno una grande tela dipinta, trasformando la memoria in materia viva e collettiva.
Si ringraziano: Marco Savarese, James Hillman, Massimo Schiavoni della Fonderia Schiavoni, Chiara Gerpini, Lorenzo D’Amici, Edmondo D’Amici, Anna Maria Fiorini, Hagopian, Marisa Colonnelli, Gruppo Folklore Pofano.

Natalya Marconini Falconer (Londra, 1997) è un’artista e scrittrice che lavora tra Londra e l’Italia. Dopo la laurea in Letteratura inglese presso l’University College London nel 2019, ha conseguito un Master in Belle Arti alla Slade School of Fine Art di Londra nel 2024, dove ha ricevuto la borsa di studio della Sarabande Foundation. La sua pratica nasce da lacune nella memoria familiare e nella storia dei luoghi. Lavorando con scultura, installazione e scrittura, indaga questi vuoti, spesso attraverso la raccolta dei resti materiali lasciati dalla rapida industrializzazione, dalle migrazioni interne e dagli eventi naturali. Nel 2025 ha partecipato alla residenza Atelier Elpis e alla mostra collettiva A te non resta che abitare questo desiderio, entrambe promosse da Fondazione Elpis a Milano. Nel 2026 prende parte alla mostra collettiva Reassemblage presso la General Assembly Gallery a Londra, ed è artista in residenza per lo Studio Programme di Castro Projects a Roma.

Irene Angenica (Catania, 1991) è una curatrice educativa, laureata in Storia dell’arte contemporanea e Didattica dell’arte. Ha frequentato CAMPO alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, co-fondato il collettivo CampoBase e collaborato con istituzioni nazionali e internazionali. Dal 2021 al 2025 è stata responsabile delle attività educative del MACRO di Roma. Attualmente svolge un PhD all’Accademia di Belle Arti di Catania. La sua ricerca indaga pratiche discorsive, laboratoriali e collettive con approcci non gerarchici e conviviali. Per una Boccata d’Arte in Lazio, ha curato i progetti di Elena Rivoltini a Bassiano (2024) e Gabriele Ermini a Oriolo Romano (2025).

Pofi si trova nella provincia di Frosinone nel cuore della Ciociaria. Arroccato su un antico vulcano spento, domina il paesaggio con un panorama che abbraccia i paesi limitrofi e spazia tra campi e monti del basso Lazio. Il centro storico, con i suoi vicoli in pietra vulcanica, custodisce tradizioni antiche, alcune legate alla cultura florivivaistica, ancora oggi molto sentita in paese. Tra i luoghi simbolo spicca la Chiesa di Sant’Antonino del XI secolo, in stile romanico e il Castello baronale dei Colonna, con la Torre dell’Orologio. Pofi occupa inoltre un posto centrale nel dibattito paleoantropologico grazie ai ritrovamenti di reperti fossili attribuiti all’Homo heidelbergensis, risalenti a circa 400.000 anni fa. I molti reperti, oggi esposti presso il Museo Preistorico Pietro Fedele, testimoniano la presenza dell’uomo nel territorio della Valle del Sacco fin dal Paleolitico medio.

