
Bibi Manavi
Flessione Riflesso
a cura di Veronica Botta
Sono attratta da ciò che si trova sul punto di scomparire, dalle tracce lasciate nell’acqua, nel suolo, nei gesti. Questa installazione è un modo per tracciare queste impronte che svaniscono e renderle di nuovo visibili, anche se solo per un breve istante.
Bibi Manavi, Flessione Riflesso, Borgolavezzaro (NO), Piemonte. Ph Agnese Bedini.
A Borgolavezzaro, nel cuore della Bassa Novarese, un territorio profondamente segnato dalla tradizione risicola, prende forma l’intervento site-specific di Bibi Manavi, realizzato nel Dormitorio delle Mondine di Cascina Caccia. L’installazione si sviluppa come un paesaggio tessile sospeso, dove immagini tratte da archivi idraulici e rurali evocano gesti, strumenti, mappe e pratiche in trasformazione.
L’acqua attraversa l’opera come un elemento vivo, intrecciando le trame del paesaggio: dai canali di irrigazione visti dall’alto alle strutture vegetali osservate al microscopio. Le immagini — a tratti nitide, a tratti evanescenti — si sovrappongono su tessuti di diversa trasparenza, creando stratificazioni visive che riflettono l’interdipendenza tra ambiente e azione umana.
È l’acqua stessa, con la sua presenza visibile negli specchi d’acqua delle risaie e la sua gestione invisibile, a guidare una riflessione che si muove tra scala microscopica e paesaggio agricolo. Ogni anno, il suo flusso è regolato in base a variabili climatiche e morfologiche. Una pratica di cura che interroga continuamente il terreno e racchiude un sapere collettivo e dinamico, ancora oggi leggibile nella storica rete dell’Est Sesia, uno dei più antichi e articolati sistemi irrigui d’Europa.
L’artista intercetta tracce, spesso impercettibili, trasformandole in immagine. Le sue opere esplorano non solo il territorio, ma anche la memoria dei corpi che lo abitano: mani che seminano, scavano, misurano, osservano. Gesti ripetuti, tramandati, reinventati, che raccontano il lavoro come forma di relazione con l’ambiente.
Il titolo Flessione Riflesso evoca questo doppio movimento: flessione come gesto, riflesso come immagine e risonanza. L’opera si inserisce nel tessuto di una comunità che ha fondato la propria identità sull’acqua e sul lavoro, offrendo uno spazio di ascolto, sospensione e immaginazione condivisa.
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Opera esposta:
01. Bibi Manavi, Flessione Riflesso, 2025, stampe su tessuto, supporti in legno, strutture metalliche, dimensioni variabili.
Cascina Caccia, Borgolavezzaro (NO)
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Public program:
Finissage
Visite guidate con la curatrice Veronica Botta
Domenica 28 settembre
Ore 16:00
Cascina Caccia, Borgolavezzaro (NO)
In occasione della chiusura della sesta edizione di Una Boccata d'Arte la curatrice del progetto farà delle visite guidate a partire dalle ore 16:00.

Bibi Manavi (Francia/Iran, 1991) è un’artista multidisciplinare che vive e lavora a Parigi. Laureata in Belle Arti presso la Central Saint Martins – University of the Arts London nel 2015, ha sviluppato una pratica che esplora i temi della memoria, dell’ecologia e del patrimonio culturale attraverso l’uso di sculture a specchio e fotografia. Radicato nella tradizione artigianale persiana dell'Aineh-Kari, il suo lavoro reinterpreta tecniche tradizionali di mosaico a specchio attraverso forme biomorfe ispirate a strutture microscopiche vegetali. Combinando scultura e fotografia, infatti, Manavi archivia specie vegetali in via di scomparsa, utilizzando superfici riflettenti per dissolvere il confine tra spettatore e ambiente. Le sue installazioni riflettono la fragilità degli ecosistemi e i paesaggi mutevoli dell’Antropocene.
Il suo lavoro è stato esposto a livello internazionale in numerose istituzioni. Nel 2023 ha partecipato alla mostra Imprints of Iran, presso Cromwell Place di Londra e ha presentato la serie Memory of Walnut Trees alla fiera MIA Fair di Milano, esplorando la fotografia come strumento di narrazione ecologica. Ha preso parte a mostre collettive istituzionali quali Le Mont Analogue, FRAC Champagne-Ardenne (FR, 2021) e Critical Zones, KM Karlsruhe (DE, 2020), entrambe dedicate all’intersezione tra arte, paesaggio e cambiamento ambientale. Oltre alla sua pratica artistica, ha curato progetti focalizzati sulle tradizioni tessili iraniane, tra cui Textile as Art e Stitching Baluchestan, presentati durante la London Craft Week, Londra (UK, 2023).

Veronica Botta (Treviso, 1990) è una curatrice e producer nell’ambito dell’arte contemporanea. La sua ricerca si concentra su progetti site-specific e mostre diffuse. Si è occupata del coordinamento curatoriale delle edizioni 2024 e 2025 di Panorama per ITALICS e dal 2023 è responsabile dell’Archivio Franco Mazzucchelli. In precedenza, è stata Exhibition and Production Coordinator presso il MACRO – Museo d’Arte Contemporanea di Roma e ha gestito la galleria LAYR a Roma. Ha collaborato con numerose istituzioni pubbliche e private ed è stata lecturer presso l’Accademia di Belle Arti di Roma e NABA. Per Una Boccata d’Arte 2025 ha curato il progetto di Bibi Manavi in Piemonte.

Borgolavezzaro è un borgo immerso nella campagna novarese, tra risaie e corsi d’acqua che ne disegnano il paesaggio, e itinerari naturalistici che invitano alla scoperta di una natura silenziosa e ricca di biodiversità. Citato nei documenti già dall’XI secolo, il paese ha vissuto il dominio di casate come i Visconti e gli Sforza, assumendo un ruolo importante nel sistema agricolo della pianura padana. La coltivazione del riso, introdotta nel XV secolo, ha rappresentato per secoli la principale attività economica del paese e il lavoro delle mondine ha segnato profondamente la vita sociale della comunità. Oggi il territorio è arricchito da aree di notevole interesse naturalistico, come il Campo della Ghina, il Campo della Sciura e l’area dell’Agogna Morta: spazi rigenerati grazie a progetti di tutela ambientale che raccontano un rinnovato legame tra comunità e paesaggio. Il centro storico custodisce la Chiesa dei Santi Bartolomeo e Gaudenzio, progettata dal celebre architetto Alessandro Antonelli, autore della Mole Antonelliana di Torino, ma anche antiche cascine e edifici storici che testimoniano il passato agricolo del territorio.






