
Stella Rochetich
gli alberi non vagano
a cura di Gabriele Tosi
Il tempo di vita del borgo tenta di coincidere con il tempo di vita del bosco.
Stella Rochetich, gli alberi non vagano, Pratovecchio Stia (AR), Toscana. Ph Leonardo Morfini.
gli alberi non vagano è una scultura olfattiva pensata per una fontana inattiva nel cuore del borgo. L’opera prende ispirazione dall’osmoderma eremita, raro coleottero dei boschi casentinesi che vive nel legno in decomposizione e comunica attraverso un feromone intenso. Il suo ciclo vitale – emersione, richiamo, accoppiamento – coincide con il tempo della manifestazione: Una Boccata d’Arte entra così in sintonia con i ritmi della foresta, come se anche il borgo, in questa stagione, fosse “in amore”.
La pupa dell’insetto, nel trasformarsi, sviluppa una pelle mutevole, irregolare, lucente. A questa metamorfosi guarda la scultura, modellata in ceramica per restituire quella qualità tattile e visiva: fragile e resistente, opaca e brillante. La sua forma richiama inoltre le bocchette e la struttura del distillatore medievale conservato nel vicino convento camaldolese, un pezzo unico per forma e storia. L’opera non altera la fontana, ma la abita con discrezione, come l’insetto nel tronco cavo.
Chi si avvicina può prelevare l’odore usando bastoncini in legno locale, da portare con sé. Il profumo è dolce: a qualcuno ricorda la pesca. Ogni bastoncino contiene una traccia di bosco: pochi grammi che mostrano come anche il legno lasciato in vita, lì dove cresce, possa generare valore. Non più materia da esportare, ma presenza viva che sostiene un’altra idea di economia e paesaggio.
L’intervento nasce dall’ascolto di artigiani, religiose, amministratori, imprenditrici e organizzatrici culturali. Al centro, la necessità di ripensare il rapporto con la foresta e riscriverne l’immaginario, traducendo in forma sensibile il legame profondo che questa comunità intrattiene con il bosco. Qui cultura materiale e spirituale convivono: il legno e la preghiera, la cura e il lavoro. La collocazione della fontana mette in relazione simbolica i conventi, la chiesa e la sede del Parco.
Il progetto si completa con un public program sviluppato con il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi.
ㅤ
Opera permanente:
01. Stella Rochetich, gli alberi non vagano, 2025, scultura diffusore di profumo su arredo pubblico inattivo, legno, odore (y- decalactone), 70 x 70 x 70 cm.
Piazza Jacopo Landino, Pratovecchio Stia (AR)
ㅤ

Stella Rochetich (Roma, 1997) è un’artista multidisciplinare che vive e lavora a Roma. Nel 2018 consegue il diploma triennale in Pittura all’Accademia di Belle Arti di Roma, dove completa anche il corso magistrale nel 2021. Nello stesso anno co-fonda l’artist-run space Porto Simpatica. La sua ricerca si concentra principalmente sul senso dell’olfatto, inteso come filo invisibile capace di tessere nuovi immaginari, dove memoria, identità, relazione e archivio si intrecciano. Nel 2024 partecipa alla quarta edizione del Lab For New Imaginations presso il MACRO - Museo di Arte Contemporanea Roma e alla mostra collettiva Great Expectations presso SPAZIOMENSA, a Roma. Tra il 2024 e il 2025 è artista in residenza presso la Cité Internationale Des Arts di Parigi.

Gabriele Tosi (1987) è curatore e project manager. Co-dirige Toast Project, Firenze e Megadue, Bologna. Cura programmi di residenza artistica per Fondazione Musei Senesi e Alchemilla, Bologna. Insegna all’Istituto Marangoni di Firenze. Per Una Boccata d’Arte ha curato gli interventi di Theodoulos Polyviou a Fosdinovo (2023), Villiam Miklos Andersen a Serre di Rapolano (2024) e Stella Rochetich a Pratovecchio Stia (2025).

Pratovecchio Stia, sede del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, sorge vicino alle sorgenti dell’Arno. Terra di castelli, pievi romaniche, terrecotte robbiane e foreste secolari, conserva importanti vestigia medievali: la torre di Porciano, il castello di Romena, citato da Dante, e il Palagio Fiorentino, che oggi ospita arte contemporanea.
L’architettura esprime una storia di fede, testimoniata dal Monastero di S. Giovanni Evangelista e dalla Propositura del SS. Nome di Gesù. Nei pressi, la Pieve di S. Pietro a Romena è tra le più significative del romanico casentinese.Il centro di Stia ruota attorno a Piazza Tanucci e alla pieve di S. Maria Assunta con opere di Bicci di Lorenzo e Andrea della Robbia, presente anche nel Santuario di S. Maria delle Grazie.Lo storico lanificio di Stia, oggi Museo dell’Arte della Lana, celebra il Panno Casentino, famoso per il suo “ricciolo”. Di interesse sono inoltre Molin di Bucchio, primo mulino dell’Arno, e il Lago degli Idoli, antico santuario etrusco.Tra i prodotti del territorio, si distinguono il formaggio Abbucciato Aretino, il miele e il Prosciutto del Casentino, Presidio Slow Food.




