Andrea Ferrero
I see you falling in my den
a cura di Veronica Botta
Andrea Ferrero, All the King’s Horses, 2024. Cioccolato, pigmenti naturali, frigoriferi in acciaio inox, cancelli in ferro battuto, tappeto rosso, 900 x 900 x 210 cm. Courtesy dell'artista
“Penso molto a come le architetture del potere influenzino il modo in cui immaginiamo e attraversiamo il mondo, un’esperienza che inizia a delinearsi già nel gioco. Ad Avigliana sono stata attratta dalle leggende e dai miti locali: ho immaginato così le creature che custodiscono le rovine del castello, sospese tra minaccia e malizia.”
Nei giardini sotto le rovine del Castello di Avigliana, un’altalena è abitata da esseri ibridi, quasi custodi e compagni. La loro forma attinge all’immaginario delle creature medievali, evocando un contesto plasmato da miti e narrazioni locali. La struttura duplice richiama invece i laghi vicini, alludendo a un paesaggio segnato dalla divisione, ma radicato in un’origine comune. Sospesi tra il rassicurante e l’inquietante, dipendono dal movimento del visitatore: messi in moto, mutano natura, passando da osservatori distanti a complici.
Facendo proprio il linguaggio familiare dei parchi gioco, l’installazione si sviluppa in uno spazio legato alla presenza del castello, dove oggi le tracce dell’autorità incontrano un presente in trasformazione. Quello che un tempo era un presidio legato al controllo viene così ripensato come un luogo che invita al gioco e alla trasgressione, intesi come nuovi modi di relazionarsi al potere. Il grottesco, da segno di esclusione, diventa spazio di incontro e comunità, e il gioco uno strumento per rinegoziare l’autorità.
Si ringraziano: il Comune di Avigliana, il Sindaco Andrea Archinà, Sonia Carella, l’Associazione Amici di Avigliana, Silvio Amprino, il Gruppo Ecovolontari Avigliana, Michele Petrera, Arnaldo Reviglio, Piero della Betta, Guido Castagna.

Andrea Ferrero (Lima, Perù, 1991) vive e lavora a Città del Messico. Ha conseguito una laurea in Scultura presso la Pontificia Universidad Católica del Perú e ha partecipato al SOMA Academic Program a Città del Messico. Il suo lavoro si fonda sulla sovversione delle dinamiche di potere e trasforma strutture che un tempo richiedevano reverenza in dispositivi di fragilità e gioco.Combinando materiali che spaziano dalla fusione in alluminio alla lavorazione del ferro fino alla produzione di cioccolato, crea installazioni immersive che spesso invitano il pubblico a partecipare ad atti intimi di irriverenza, giochi performativi e veri e propri banchetti commestibili. Ha presentato mostre personali a Guadalajara, New York, Seoul, Lima e Milano, e ha preso parte a numerose mostre collettive, tra cui la Biennale di Malta (2024) e Otrxs Mundxs al Museo Tamayo, Città del Messico (2024).

Veronica Botta (Treviso, 1990) è una curatrice e producer nell’ambito dell’arte contemporanea. La sua ricerca si concentra su progetti site-specific e mostre diffuse. Si è occupata del coordinamento curatoriale delle edizioni 2024 e 2025 di Panorama per ITALICS e dal 2023 è responsabile dell’Archivio Franco Mazzucchelli. In precedenza, è stata Exhibition and Production Coordinator presso il MACRO – Museo d’Arte Contemporanea di Roma e ha gestito la galleria LAYR a Roma. Ha collaborato con numerose istituzioni pubbliche e private ed è stata lecturer presso l’Accademia di Belle Arti di Roma e NABA. Per Una Boccata d’Arte 2025 ha curato il progetto di Bibi Manavi in Piemonte.

Situata in un anfiteatro morenico naturale, Avigliana è un borgo medievale della Bassa Valle di Susa ai piedi del Monte Pirchiriano, dove sorge la Sacra di San Michele, celebre complesso religioso. Il castello, costruito agli inizi del X secolo e ridotto a rudere nel 1691, sovrasta la cittadina dall’alto, offrendo un punto di vista unico sulla vetta del Monte Rocciamelone.
Avigliana è celebre per i suoi due laghi, il Lago Piccolo e il Lago Grande, due specchi d'acqua immersi in un'ampia area verde. Il Parco naturale che li comprende è caratterizzato da un ecosistema variegato: i rilievi collinari, la zona paludosa dei Mareschi, i due laghi. Tre habitat differenti, eppure interconnessi, che rendono quest’ambiente una tappa indispensabile per molte specie di uccelli migratori.

