
Aterraterra (Fabio Aranzulla e Luca Cinquemani)
Nome Progetto
a cura di Valerio Panella
Sono affascinato dalla complessità biologica della natura: una rete fitta di relazioni interconnesse, quasi impercettibili.
Provo a sintetizzarle alterando materia, colore e scala, per evidenziare quegli elementi che alimentano l’insieme e ai quali siamo, inevitabilmente, legati.
Il progetto indaga la complessità dei paesaggi forestali alpini, spesso percepiti come incontaminati, ma in realtà plasmati da interventi umani e cambiamenti climatici. La maggior parte delle foreste di abeti rossi in Trentino-Alto Adige è gestita con pratiche silvicole, mentre una minoranza è costituita da boschi naturali. Questi ecosistemi, apparentemente stabili, sono fragili e vulnerabili, soprattutto in un contesto di crescente instabilità climatica.
Nel 2018 la tempesta Vaia ha abbattuto circa 14 milioni di alberi, rivelando i limiti di un ecosistema dominato dalla monocoltura di abete rosso, una specie caratterizzata da crescita rapida e radici superficiali, molto vulnerabile agli attacchi del bostrico tipografo. La proliferazione di questo insetto, favorita dall’abbondanza di alberi caduti e dal clima sempre più caldo, sta devastando le foreste della zona: senza lunghi inverni rigidi, infatti, si moltiplica attaccando e causando la morte di alberi sani. Si stimano quasi 50 milioni di alberi uccisi in tutta la regione, un dato che supera di gran lunga le conseguenze di Vaia.
Stefano Caimi presenta un’installazione di cavi sospesi tra rami e tronchi della foresta, che rende simbolicamente evidenti i cicli di vita e morte, la tensione tra natura e intervento umano, e la capacità dell’ecosistema di rigenerarsi. L’opera si ispira alle strategie adottate nella Foresta dei Giganti di Luserna, dove abbattimenti selettivi e tecniche di contenimento del parassita riflettono la complessità di un equilibrio precario.
Un ulteriore livello di riflessione è offerto dalla necromassa: il legno morto che, oltre a nutrire il suolo, viene impiegato come esca per controllare l’epidemia di bostrico, ma che al contempo è un habitat prezioso, ricco di biodiversità. La morte, quindi, non è fine ma parte integrante di un ciclo vitale che garantisce il rinnovamento e la resilienza della foresta. Stasi, equilibri ecosistemici in divenire è un’occasione per riflettere sulle trasformazioni invisibili, sui delicati equilibri in bilico tra vita e morte, e sulla responsabilità umana nel custodire il patrimonio naturale alpino, ora più che mai messo alla prova dai mutamenti climatici.
Aterraterra (Fabio Aranzulla e Luca Cinquemani)
Nodo #01, 2026Stampa 3D in argilla, 45 x 25 x 25 cm
Fontana presso i Ruderi del Monastero di Santa Maria degli Armeni, Strada Provinciale 66, Forenza (PZ)
Aterraterra (Fabio Aranzulla e Luca Cinquemani)
Nodo #02, 2026Stampa 3D in argilla, 45 x 25 x 25 cm
Palmenti di Forenza (PZ)
I Palmenti sono visibili dall’area picnic. L’opera è allestita all’interno dell’area rocciosa e non può essere osservata da vicino.Aterraterra (Fabio Aranzulla e Luca Cinquemani)
Nodo #03, 2026Stampa 3D in argilla, 45 x 25 x 25 cm
Fontana Savoche, Strada Provinciale 8 del Vulture, Forenza (PZ)
Aterraterra (Fabio Aranzulla e Luca Cinquemani)
Nodo #04, 2026Stampa 3D in argilla, 45 x 25 x 25 cm
Sentina - Arco don Saverio, tra Vico Storto e Vico Borcale, Forenza (PZ)
Aterraterra (Fabio Aranzulla e Luca Cinquemani)
Nodo #05, 2026Stampa 3D in argilla, 45 x 25 x 25 cm
Sentina - Corso Grande Umberto I 59, Forenza (PZ)
Aterraterra (Fabio Aranzulla e Luca Cinquemani)
Forenza multispecie, 2026forenzamultispecie.euSito online che raccoglie testi, osservazioni e registrazioni multispecie lungo l'edizione di Una Boccata d'Arte 2026.
Web designer: Chiara Tonndorf

Aterraterra è un duo composto da Fabio Aranzulla (Karlsruhe, Germania, 1991) e Luca Cinquemani (Agrigento, 1979). Il duo ha studiato all’Accademia di Belle Arti di Lipsia e conseguito un dottorato in Studi Culturali Europei tra Palermo e Düsseldorf. La loro pratica interseca arte, ecologia e scienza e indaga, attraverso installazioni e altri linguaggi, le forme di disciplina e di antropocentrismo nel rapporto con le piante e le altre forme di vita non umane. Analizza, inoltre, le trasformazioni ecologiche determinate dai cambiamenti climatici. Tra i progetti recenti, la mostra Postvarietal Communities al Museo Civico di Castelbuono e la residenza ospitata dal MODEM di Debrecen, Ungheria.

Valerio Panella (Trento, 1984) si laurea in Architettura Ssostenibile al Politecnico di Milano. Come architetto e designer si avvicina al mondo dell’arte sin dagli studi, facendo convergere la sua sensibilità rispetto alle tematiche ambientali, la sostenibilità e il paesaggio culturale. Collabora da tre anni con Associazione Arte Sella, di cui è socio.Per Una Boccata d’Arte è il curatore del Trentino-Alto Adige dalla prima edizione e ha curato i progetti di Luca Pozzi a Mezzano (2020), Camille Norment a Santa Gertrude (2021), Giulia Mangoni a San Lorenzo Dorsino (2022), Benjamin Jones a Pieve Tesino (2023) e Adji Dieye a Magrè sulla Strada del Vino (2024).

Sull’Alpe Cimbra c’è un luogo dove il silenzio dei boschi parla una lingua antica. È Luserna, racchiusa tra pascoli e sentieri ricamati dal tempo, che incanta per la sua autenticità e la profonda identità culturale. Qui si parla ancora il cimbro, zimbar per i locali: una lingua germanica arrivata nel XII secolo con i coloni dell’Impero. Un’eredità viva, che si ritrova nei canti popolari, nei racconti degli anziani, nei cartelli bilingui. Il cuore di questa memoria collettiva è il Museo Luserna, che racconta storia, natura e tradizioni attraverso percorsi immersivi e archivi sonori. La Haus von Prükk, casa-museo contadina, restituisce invece scorci di vita quotidiana di inizio Novecento, fatta di oggetti semplici e storie silenziose. Il merletto a fuselli è una tradizione preziosa del borgo che celebra la bellezza della lentezza. Per chi cerca un contatto autentico con la natura, i sentieri tematici si diramano dal borgo tra boschi e leggende. A vegliare sul borgo, il Forte Werk Lusérn, austera sentinella austro-ungarica e testimone silenzioso di un passato che ancora risuona.
