Costozza - fraz. di Longare

VI · Veneto

Lungo la strada che costeggia i Colli Berici orientali e collega Vicenza al Basso Vicentino, poco oltre Longare, si trova Costozza: uno scrigno di architettura, arte e storia del tutto sproporzionato rispetto alla sua piccola dimensione. Chiese, ville e giardini spettacolari popolati da statue testimoniano un passato incredibile. Fin da tempi remoti questa contrada era nota per la bontà dei vini locali e per l’estrazione della pietra bianca calcarea, detta appunto di Costozza, che veniva estratta sia dalle viscere del monte che dalle priare, ovvero cave a cielo aperto. Vestigia dell’attività estrattiva secolare, oltre alle pareti rocciose a strapiombo che fanno da sfondo al borgo, sono le grotte dove si coltiva un altro prodotto tipico locale: i funghi pioppini. Questi cunicoli, artificiali o di origine carsica, si articolano in un sistema famoso per la sua ampiezza e per essere collegato ai ventidotti: gallerie sotterranee che portavano aria fresca d’estate e tiepida d’inverno all’interno delle ville e delle loro cantine. Si tratta di un vero e proprio sistema di aria condizionata ante litteram, perfezionato nel Cinquecento e studiato anche dal Palladio, all’origine del cosiddetto Scherzo di Costozza: aperte improvvisamente le grate, gli illustri ospiti venivano travolti dai brividi. Leggenda vuole che anche Galileo Galilei, ospite dei conti Trento, ne sia stato vittima sul finire del Cinquecento: in una lettera racconta del periodo padovano come “li diciotto anni migliori di tutta la mia età”, ma attribuisce a quell’episodio tutti i malanni della sua vecchiaia.