Lucia Cantò
Restrizione emotiva
a cura di
Giovanni Giacomo Paolin
Malamocco - fraz. di Venezia (PD), Veneto
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Restrizione Emotiva è un’installazione diffusa dedicata alla comunità di Malamocco, composta da dodici sculture posizionate all’interno del suo territorio.

Ogni unità è custode di una frase pronunciata dagli abitanti del borgo, registrata e trascritta da Lucia Cantò durante le sue permanenze. Tra tutte, una in particolare è stata la fonte di ispirazione per il titolo del lavoro: “Detto questo, Malamocco è così, c’è la restrizione emotiva”.

Oltre ogni sua possibile lettura negativa, la frase sembra voler esprimere una condizione immanente alla comunità di Malamocco, ritrovata in molti degli scambi avuti dall’artista, sempre però legata a filo doppio con l’amore per il proprio territorio. Nonostante potesse rappresentare un ostacolo per qualsiasi ricerca legata all’emotività, Lucia è riuscita a leggere la restrizione come una semplice tipologia di definizione spaziale, individuando quindi un perimetro emotivo entro cui muoversi e condurre il proprio lavoro.

Per questo si è mossa partendo dalla volontà di non imporre la propria presenza nel borgo e di provare a sviluppare una relazione con le persone che lo vivono quotidianamente, attraverso una ricerca sulle loro parole. Siano queste parole parte di riflessioni scritte sulla vita o scelte da conversazioni spontanee o stimolate dai laboratori con una classe della scuola elementare, tutte hanno aiutato l’artista a generare dei ritratti sulla vita nel borgo.

La loro restituzione fisica è un’opera fatta di presenze fragili, generate da contrasti inoffensivi tra superfici e materialità diverse, in cui le frasi custodite emergono da una profondità oscura, contenuta in corpi gialli, rossi e verdi. Forme in ceramica che possiedono la capacità di accogliere sentimenti che senza una forma definita potrebbero invece non essere rivissuti.

Il concetto di restrizione emotiva diventa dunque una diversa modalità di relazione con il borgo per chiunque sia disposto a leggere e rimanere in ascolto.

DURANTE L'IDEAZIONE DEL PROGETTO "RESTRIZIONE EMOTIVA" HO PENSATO SPESSO AL DIPINTO CLAM AND MUSSEL DI GEORGIA O'KEEFFE, ARRIVANDO A SENTIRE L'INCLINAZIONE LATENTE DELLA VONGOLA ALLA CRESCITA VOLTA AD ACCOGLIERE UNA COZZA AL'INTERNO DEL PROPRIO GUSCIO. IL RAPPORTO CON L'ALTRO MI METTE SPESSO NELLA STESSA CONDIZIONE DI RIDEFINIZIONE SPAZIALE, INTERROGANDOMI SULL'ESISTENZA DI CONFINI INESPLORATI DI CONTENIMENTO IN GRADO DI PERMETTERE UNA FORMA DI IMMISSIONE ALTRIMENTI IMPOSSIBILE

Lucia Cantò (Pescara, 1995) si diploma in Scultura all’Accademia di Belle Arti di Venezia nel 2018 e prosegue i propri studi all’Accademia di Belle Arti de L’Aquila. Vive e lavora a Pescara. La sua ricerca è alimentata dall’indagine della fragilità strutturale, il trattino che separa la parola WUNDE dalla R. L’attenzione a dettagli di poca importanza estratti dalla complessità dell’apparato umano la porta ad appropriarsi di simboli quotidiani e di azioni relazionali. La pratica della scrittura è necessaria per porre le basi per la costruzione delle sue opere, infatti crede che il linguaggio sia il mezzo che muove la scultura. Occupare lo spazio fisico equivale a cercare di rendere solidamente strutturata un’emozione, che spesso corrisponde alla fragilità. “Sono Fragile se mi guardi e se ti lasci guardare?” è una domanda che riconosce come il trait d’union della sua ricerca.

Lucia Cantò è cofondatrice – insieme a Simone Camerlengo, Gioele Pomante, Francesco Alberico, Eliano Serafini, Gianluca Ragni, Matteo Fato e Lorenzo Kamerlengo, Giovanni Paolo Fedele – dell’Associazione culturaleSenzaBagno, con sede a Pescara. Ha preso parte a diverse collettive: Sabbia d’oro al Museo Laboratorio di Città Sant’Angelo (2019), Biennale Giovani Monza (2019); straperetana e Io sono verticale, entrambe a Pereto (2020); C.U.O.R.E. – Cryogenic Underground Observatory for Rare Events, progetto di Margherita Morgantin a Palazzo Lucarini, a Trevi (2021). Nel 2021 ha esposto per la prima volta in una mostra personale alla galleria Monitor di Roma, ha curato la mostra collettiva e il progetto editoriale “The Blind Leading the Blind” alla galleria Monitor di Pereto e ha vinto la 14esima edizione del Talent Prize.

PARTENDO DALLA VOLONTÀ DI NON IMPORRE LA PROPRIA PRESENZA NEL BORGO E DI PROVARE A SVILUPPARE UNA RELAZIONE CON LE PERSONE CHE LO VIVONO QUOTIDIANAMENTE, L’ARTISTA HA CONDOTTO UNA RICERCA ATTRAVERSO LE LORO PAROLE

Malamocco - fraz. di Venezia (PD)
Veneto

Malamocco è una località del comune di Venezia con poco più di 1.100 abitanti situato nella parte centrale dell’isola del Lido. Dal territorio di quest’ultima è fisicamente diviso solo da un canale stretto che corre tutt’intorno, parte restante dell’antico porto. Questo antico borgo resta uno spaccato fedele della vita dell’isola a circa cento anni di distanza. Oltre al suo aspetto suggestivo, Malamocco, insieme a Poveglia (l’isola situata di fronte), all’Ottagono (l’isola fortificata) e alle piccole isole di Podo e Fisolo, tracciano i confini di un territorio un tempo ampiamente popolato: i fondali, infatti, conservano i resti delle Ville Romaniche, un patrimonio archeologico importante che racconta la storia della Laguna.

Si ringraziano tutte le persone che si sono aperte al dialogo con l'artista e in particolare Annalisa Ortolano, Laura Granziera e tutti i bambini della quinta elementare della Scuola Primaria Luigi Penzo. Si ringrazia in modo particolare Sara Maggioni, la sua presenza e le sue capacità hanno reso il progetto ancora più speciale.