Sabrina Mezzaqui
Toccacieloscolora
a cura di
Lidia Berlingieri
Pisticci (MT), Basilicata
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Molti dei lavori di Sabrina Mezzaqui (Bologna, 1964) sono concepiti come una materializzazione dello scorrere del tempo e mettono in gioco il senso del fare manuale nella ripetizione per ore e ore di gesti minuti (infilare perline, ritagliare, piegare, disegnare piccoli motivi). Nelle sue opere compare spesso la scrittura (brevi testi, memorie, riferimenti letterari, libri rimaneggiati) e i video raccontano di tempi lenti, registrando variazioni di luce o semplici fenomeni naturali come il pulviscolo nei pressi di una finestra socchiusa, il riverbero del sole sulle onde o la neve che cade.

SPARGERE DELICATAMENTE NELL’ARIA PENSIERI SULLA LENTEZZA, SULLA CURA, SULL’ATTENZIONE, SUSSURRI DALLE POESIE AMATE. L’OPERA SI COMPIE SFILACCIANDOSI NEL VENTO, DISFACENDOSI NELLA PIOGGIA, SCOLORENDO AL SOLE

In un momento storico in cui siamo bersagliati da messaggi di allarme e urgenza, l’opera di Sabrina Mezzaqui mira a spargere delicatamente nell’aria pensieri sulla lentezza, sulla cura, sull’attenzione. Le bandiere tibetane sono piccoli triangoli di stoffa colorata (bianca, gialla, rossa, verde, azzurra) legati tra loro. Vengono appese sulla cima delle montagne o sui tetti dei templi, e riportano preghiere e immagini stampate che benedicono la vita e l’universo. L’opera consiste di un migliaio di bandierine colorate e serigrafate con 33 estratti da poesie amate. Le bandiere sono appese a Pisticci, nel rione di Terravecchia, nel punto più alto del borgo, vicino al castello. L’opera si compie sfilacciandosi nel vento, disfacendosi nella pioggia, scolorendo al sole. Le frasi sono raccolte e cucite in un libro di stoffa consultabile presso la biblioteca comunale.

IN UN MOMENTO STORICO IN CUI SIAMO BERSAGLIATI DA MESSAGGI DI ALLARME E URGENZA, L’OPERA DI SABRINA MEZZAQUI MIRA A SPARGERE DELICATAMENTE NELL’ARIA PENSIERI SULLA LENTEZZA, SULLA CURA, SULL’ATTENZIONE. LE BANDIERE TIBETANE VENGONO APPESE SULLA CIMA DELLE MONTAGNE O SUI TETTI DEI TEMPLI, E RIPORTANO PREGHIERE E IMMAGINI STAMPATE CHE BENEDICONO LA VITA E L’UNIVERSO

Pisticci (MT)
Basilicata

Con la dominazione romana, Pisticci divenne un importante centro agricolo e nell’anno Mille registrò la presenza dei Normanni che ne costituirono il feudo; i Benedettini fondarono il cenobio di Santa Maria del Casale su un antico insediamento basiliano, oggi visitabile. Nel 1688 una devastante frana modificò l’assetto territoriale del paese, dando vita a un nuovo Rione, il “Dirupo”, sorto dalle macerie del tragico avvenimento e oggi riconosciuto tra le “100 meraviglie d’Italia”.
Il territorio, ampiamente diversificato ed eterogeneo, abbraccia le zone collinari del centro storico, quelle della Valbasento, e le zone pianeggianti che, dalla frazione di Marconia, giungono fino al mare. Suggestivo il paesaggio dei Calanchi che circonda l’intero centro storico di Pisticci, spettacolo unico e forte polo di attrazione turistica per i suoi paesaggi lunari frutto dell’erosione dell’argilla che, nei secoli, ha interessato tali aree.

Si ringraziano Viviana Verri, Maria Grazia Ricchiuti, Arch. Marianna D'Angella, Corrado Casiero, Rocco Liguori, Michele Giannace, Teresa Cirigliano, Pietro Calandriello, i produttori di Enotria Felix, i custodi della Biblioteca Comunale, i custodi del Museo della Corpo ise: Viganuelanim arsicci, Felterino Onorati, Anna Maria Pagliei, Chandra Livia Candiani, Franco Arminio, Franco Miccinesi - Adarte, Lia Cuzzani, Mariangela Gualtieri, Michele Napoli, Paolo Flore – Squadro, Patrizia Izzo, Rocco Di Francesco.